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VAMPIRI


_ Notizie dall'Antropocene


Testo e regia di Maura Pettorruso
Con Stefano Pietro Detassi e Christian Renzicchi
Musiche di Andrea Casna
Video di e con Chiara Duchi
Scene e costumi di Elisa Vinciguerra
Luci di Luca dé Martini di Valle Aperta
Fotogra
Consulenza ai testi Massimo Bernardi e Carlo Maiolini – MUSE
Si ringrazia Gianluca Lopez – MUSE FabLab
Con il sostegno di Fondazione Caritro – Bando per il Volontariato Culturale
E il contributo alla realizzazione di Provincia Autonoma di Trento
Una co-produzione Compagnia Pequod, Arditodesìo e MUSE
Una nube nera causata dagli incendi persistenti domina i cieli della città. In questo tempo apocalittico due uomini si incontrano: un antropologo e uno straniero, un vampiro.
Una ragazza - la figlia dell'antropologo - è a letto colpita da una strana malattia, un deperimento fisico costante e inconsueto.
Qual è la causa? Forse la nube nera che oscura il sole da troppi giorni, forse qualcosa di più straordinario e soprannaturale.
Il tempo per capire, il tempo per decidere e scegliere, è breve.
I due ingaggiano una lotta dietro la quale si nasconde la battaglia stessa che l'umanità devo compiere - oggi - per salvarsi.
"Vampiri. Notizie dall'Antropocene" è uno spettacolo che, attraverso la credenza del vampirismo, prova a riflettere su responsabilità e su decisioni non più rimandabili.
Le atmosfere cupe (in perfetto stile horror) disegnate dalla basso di Andrea Casna e i video delicati e onirici di Chiara Duchi accompagnano i due attori (Christian Renzicchi e Stefano Pietro Detassis) verso il finale dove la realtà si capovolge e i colpevoli perdono la maschera.

Ci sono molti elementi che legano questa suggestione fantastica al nostro tempo: 
la crisi climatica, 
la decadenza di uno stile di vita che sta portando il mondo al collasso, 
la necessità di tornare ad un'origine della cultura da cui trovare una nuova narrazione possibile. 

Se Antropocene indica l'epoca geologica attuale, nella quale all'essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche ambientali e climatiche, allora un nuovo Antropocene è il luogo da inventare e disegnare un nuovo modo di stare al mondo. Perché questa impresa di worldbuilding abbia successo il consiglio di scrittori quali Matteo Meschiari e Alessandro Baricco è quello di tornare a frequentare proprio mostri e miti: alleati da sempre degli umani nella creazione di futuri.

Lo spettacolo coinvolgerà due attori (Stefano Pietro Detassis e Christian Renzicchi), un musicista (Andrea Casna) e un'artista contemporanea (Chiara Duchi) che ideerà un'installazione video legata al tema sviluppato. Le sonorità del basso si incroceranno con la voce e le azioni dei due attori.
 
 

Media:

Photo © Stefano Pradel


testo alternativo

... per garantire a tutti il diritto di inventare storie, di associare parole in modo inedito e imprevisto, è indispensabile tornare a riflettere su animali, mostri, paesaggi e popoli. Il loro essere storie in potenza alla portata di chiunque è indispensabile per scrivere collettivamente un altro mondo. Altro nel senso di alternativo, di non riconducibile ai soliti schemi, di fantastico.
(...) Scrivere di mostri oggi è una necessità narrativa, antropologica e politica. (...) narrare, come immaginare, è una prerogativa antropologica della specie. (...) Basta immaginare una scuola in cui non si sta seduti per imparare l’obbedienza sociale ma il disegno e la parola, per immaginare liberamente. Basta immaginare una scuola in cui non si scrivono temi sulla famiglia, sul lavoro o sui libri altrui, ma storie di paesaggi, di animali, di migrazione di popoli di foreste. E poi basta guardare l’adesso-qui per rendersi conto che un canone letterario incentrato sulla famiglia disfunzionale, sul lavoro sottopagato e sui libri degli altri è la naturale prosecuzione di una scuola dove il bambino viene addestrato a essere cittadino, dove la scrittura è una funzione sociale non antropologica, dove in mondo di soli adulti c’è sempre qualcuno più adulto di te. Se scrivete di mostri siete già nella resistenza.

Da ANTROPOCENE FANTASTICO
di Matteo Meschiari

Nel contesto dei progetti del Palazzo delle Albere ed Muse 2020 è ritornato con frequenza il tema dei vampiri, come simbolo di parassitismo, oscurantismo e dipendenza ma anche (nei pipistrelli vampiro,  Desmodus rotundus) come esempio di cooperazione, gestione sociale delle risorse, quasi un raro "superorganismo" fra i mammiferi. I vampiri incarnano iconicamente alcune delle tensioni più controverse dell’Antropocene quali il (supposto) dualismo umano/non-umano o la ricerca dell’immortalità in tempi di accentuati rischi esistenziali. Fusione di tratti umani e di pipistrello i vampiri sublimano gli attori comprimari della pandemia in corso riemergendo, come più volte accaduto nella filologia di queste creature, quali prodotto dell'immaginazione in tempi di crisi.

Si propone di produrre uno spettacolo teatrale sul tema Antropocene che presenti queste ed altre tensioni dell'Antropocene a partire da una prospettiva multidisciplinare e drammatica legata al mito letterario dei vampiri e della loro alterna fortuna nella cultura popolare, dalla fine del XVIII sec ai giorni nostri, fra scienza, mito, letteratura e cambiamenti epocali delle società umane. Dalla caccia ai vampiri alla scoperta che i vampiri (del pianeta) siamo noi.

Scrivere collettivamente un altro mondo: è questo il compito post-pandemia?
Quando torneremo nei teatri dovremmo immaginare un nuovo mondo, un mondo che rifletta sulle sue origini e sui suoi futuri possibili.
Accogliendo la sfida lanciata dall'antropologo Matteo Meschiari nel suo Antropocene Fantastico, torniamo a scrivere di mostri per immaginare un futuro alternativo, diverso, fantastico.
Torniamo ai mostri, ai miti, all'irrazionale per cambiare sguardo sull’umanità e sulle sue possibilità  necessarie di cambiamento.


I VAMPIRI: PERCHE'?

 La credenza dei vampiri ha avuto la sua massima espansione durante l'Illuminismo, epoca in cui razionalità e ragione vennero a contrapporsi al pensiero metafisico, al misticismo, alla spiritualità più astratta. Diversamente da quanto comunemente immaginiamo, i vampiri non risultano creature “tipiche” del del Medio Evo, trovano invece fortuna letteraria spaventando un'Europa dove la Scienza, la Tecnica e, di lì a breve, la rivoluzione industriale si affermano e iniziano a cambiare definitivamente il rapporto uomo-natura.
L’interesse sette e ottocentesco per i per  vampiri, può essere dunque letto come una necessità della società di chiudere in una “stanza degli orrori” i vecchi terrori a cui il nuovo mondo lasciava sempre meno spazio. E proprio nel momento in cui la ragione annulla qualunque fede nel soprannaturale ecco che si fa viva la necessità di consegnare il lato oscuro dell'anima a una nuova creatura mitologica e fantastica.

I vampiri incarnano iconicamente alcune delle tensioni più controverse dell’Antropocene quali il (supposto) dualismo umano/non-umano o la ricerca dell’immortalità in tempi di accentuati rischi esistenziali. Fusione di tratti umani e di pipistrello i vampiri sublimano gli attori comprimari della pandemia in corso riemergendo, come più volte accaduto nella filologia di queste creature, quali prodotto dell'immaginazione in tempi di crisi.

I vampiri sono esseri che si nutrono di sangue, esseri demoniaci e notturni che vivono e sopravvivono grazie alla distruzione di altri individui: racchiudono in sé tutto l'egoismo individuale di cui la nostra epoca è la massima espressione. Nell’Antropocene i vampiri si sono forse fatti umani?


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