Complessità — Il Gioco della Vita

Drammaturgia: Andrea Brunello
Con: Maria Vittoria Barrella e Andrea Brunello
Regia: Manfredi Rutelli e Michela Marelli
Musiche originali: Carlo Casillo
Video: Tommaso Rosi
Luci: Fabrizio Visconti
Scenografie: Tessa Battisti
Tecnica: Giacomo Gottardi
Coproduzione: Arditodesìo, Centro Servizi Culturali Santa Chiara e Teatro Stabile di Bolzano
Con il supporto di: Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento e Regione Autonoma Trentino Alto Adige/Südtirol

Età/pubblico: Adulti/ragazzi 16+
Temi: complessità, fenomeni complessi, scienza e teatro, Game of Life, relazione padre-figlia, comunicazione, scelte individuali, responsabilità collettiva, instabilità del presente

Sinossi

Tutto comincia con una nuvola. La stessa, eppure diversa: per una figlia adolescente è un’immagine da abitare, per un padre matematico è un sistema da decifrare. Tra loro si apre un dialogo continuo e irrisolto, fatto di domande che non coincidono mai.
Lui cerca nelle leggi della scienza una forma di orientamento: crede che da poche regole possano emergere mondi interi e prova a leggere la realtà — dal clima agli ecosistemi, fino alle scelte individuali — come un intreccio di sistemi complessi. Lei, invece, difende lo spazio dell’esperienza, dell’emozione, della libertà: rifiuta che la vita possa essere ridotta a modelli, rivendica il diritto di scegliere senza che tutto sia già scritto.
A partire dal Gioco della vita di Conway, il loro confronto si fa sempre più serrato: determinismo e libero arbitrio, responsabilità collettiva e decisioni intime, scienza e democrazia. Ma ciò che davvero è in gioco non è chi ha ragione, bensì la possibilità di comprendersi.
Padre e figlia parlano lingue diverse, eppure abitano lo stesso mondo instabile, dove ogni scelta genera conseguenze imprevedibili. Perché la complessità non è qualcosa da risolvere, ma da attraversare. Insieme.

Riflessione sullo spettacolo — note drammaturgiche

Il mondo ci appare decifrabile. Anche i fenomeni più misteriosi e oscuri, date le giuste condizioni, sono spiegabili. Da quando abbiamo assunto un atteggiamento prima illuminista e poi positivista, il progresso umano sembra essere diventato inarrestabile. Grazie al nostro ingegno abbiamo debellato malattie, prodotto quantità impensabili di cibo e di benessere, indagato l’ultra piccolo e l’enorme, costruito cervelli alternativi al nostro.
Eppure mai come adesso la nostra esistenza è segnata da guerre, polarizzazioni estreme, negazionismi, disuguaglianze, fondamentalismi e dal rischio di catastrofi immani — nucleare, sanitaria, sociale, ambientale. Cosa c’è che non capiamo? Cosa elude il nostro pensiero razionale?
Dalla metà del secolo scorso gli scienziati si sono accorti che esistono accadimenti che non sono prevedibili nonostante la conoscenza dei meccanismi di base che li regolano: dalla coda in autostrada al crollo delle borse, dall’uragano al crollo della biodiversità. Gli scienziati chiamano questa classe di eventi “fenomeni complessi”: la somma di numerosi fenomeni semplici e conoscibili che diventano però imprevedibili nel loro comportamento collettivo.
Lo spettacolo Complessità nasce dall’urgenza di scandagliare questa dimensione del nostro esistere, partendo dalla relazione tra un padre matematico e sua figlia. Da questa storia particolare lo spettacolo propone un commento universale: se non accogliamo la complessità che domina la nostra esistenza collettiva, come possiamo sperare di gestirla?
Complessità è uno spettacolo che unisce l’amore per la drammaturgia e il teatro con veri contenuti scientifici. Non è necessario avere competenze tecniche per apprezzarlo, ma occorre possedere curiosità e desiderio di capire. Il teatro che racconta la scienza, in questo nostro tempo così travagliato, è la nuova frontiera del teatro “civile”.
Andrea Brunello

Galleria

Video

Materiali stampa