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Chi siamo

Il nostro teatro
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Il teatro come uno specchio. Uno specchio magico che non rifletta solamente il nostro mondo, ma che ne evidenzi e distorca i difetti, che ne amplifichi le passioni, che possa offrire nuovi modi di vedere la realtà, che permetta di immaginarsi come potrebbe essere.

Il teatro come uno specchio che incuriosisca, lanci provocazioni, ci tolga letteralmente la terra da sotto i piedi per poi catapultarci su altri livelli di consapevolezza. Uno specchio che ci faccia innamorare e che ci dia coraggio. Uno specchio che non ci lasci passivi, che ci chiami in causa, che ci coinvolga.

Il teatro deve smuoverci. Deve farci sentire vivi. Non ci sono opzioni.
Il teatro come missione. Come scelta di vita.
Il teatro come unica via di salvezza. Come pura necessità.

Il teatro che unisce i popoli del mondo, che li fa crescere e diventare uno. Uno di fronte ai problemi universali: le ingiustizie, la lotta alla malvagità, alla corruzione, alla stupidità generale e dilagante.

Una campanella d’allarme. Un suono che disturba. Il tonfo di un sasso, a mezzanotte, nell’acqua di un lago pacifico. La rana che gracchia. Il fulmine che cade sulla casa vicino alla nostra.

L’aereo che cade.
Il treno che deraglia.

Il teatro che fa politica. Che propone soluzioni.
Il teatro che sia teatro di tutti. Che parli linguaggi universali.
Il teatro che sia povero, che non si inorgoglisca. Che non diventi frutto di corruzione, di cupidigia, di arroganza. Che tenga sempre gli occhi aperti, che non si assopisca.

Che non abbia paura!

E il futuro ? E il teatro sarà quello che ci stiamo immaginando?

Bisogna che il teatro diventi come vita. E che la vita faccia lo sforzo di diventare come teatro: un’opera d’arte. Il teatro deve diventare arte e deve diventare vita. Ogni istante va vissuto con passione, con amore. Ogni esperienza va assaporata come se fosse l’ultima. Ma allo stesso tempo vanno gettate le basi di una progettualità continua, futura.

Il teatro così concepito non solo racconta il passato, ma spiega il presente e prevede il futuro.
Il teatro è Dio e i suoi scagnozzi (gli attori, i registi, i tecnici, gli organizzatori…) sono i sacerdoti. I vati che lo interpretano, lo spiegano, lo accudiscono, lo crescono.

Cosa saremo noi se non il prodotto delle nostre idee, delle nostre passioni, delle nostre pigrizie, ma soprattutto, il frutto inaspettato delle nostre paure? Lo specchio magico sarà stato capace di riflettere tutto ciò aiutandoci a capire quale è la strada migliore da compiere?

Non crediamo che il teatro saprà farlo. Credo che non ci sia speranza, che la grande stupidità umana arriverà fino a degli estremi oggi inimmaginabili. Un buco nero al centro della terra? La terra come Marte? La fine della specie umana come lo fu per i dinosauri? Ci sarà qualcuno a raccontarlo?

Non sappiamo dove noi tutti saremo nel futuro. Ma sappiamo che il teatro potrà dircelo, magari con un po’ di anticipo. E magari saremo così fortunati che potremo fermarci giusto in tempo, prima che cominci l’apocalisse. Forse quel giorno non ci saremo. Forse saremo morti. Ma nel nostro piccolo sappiamo che avremo contribuito al teatro, l’unica cosa in grado di capire (fino in fondo?) quello che sta succedendo e l’unica che può proporre soluzioni.

Ma noi, lo sapremo capire?

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Direzione artistica
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Andrea Brunello (direzione@arditodesio.org)


Presidenza
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Francesca Pegoretti (presidenza@arditodesio.org)


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Michela Marelli
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